28 Aprile 2010
La sporca dozzina dello spam: Sophos pubblica la lista dei dodici paesi con il maggiore volume di email spazzatura al mondo Gli Stati Uniti si confermano in cima alla classifica, mentre a sorpresa scompare la Cina. Tra i paesi europei in testa la Germania, seguita da Italia e Gran Bretagna.
Sophos, società leader a livello mondiale nel settore della sicurezza informatica, pubblica la classifica dei dodici paesi che hanno maggiormente diffuso messaggi spam nei primi tre mesi del 2010. Come da copione, prosegue il dominio incontrastato degli Stati Uniti, che con il loro 13% distanziano ampiamente India e Brasile, rispettivamente al secondo e terzo posto.
Un volume di traffico online di gran lunga superiore rispetto a qualsiasi altro paese al mondo non assolve completamente Washington: nonostante una diminuzione di quasi due punti percentuali rispetto al primo trimestre 2009, “gli Stati Uniti sono ancora in cima alla lista dei paesi distributori di junk mail, o mail spazzatura, e devono quindi potenziare considerevolmente i propri sforzi per risolvere il problema”, sottolinea Graham Cluley, senior technology consultant di Sophos.
Ecco in dettaglio la “mappa geografica” dello spam tra gennaio e marzo 2010:
| 1. Stati Uniti | 13,1% |
| 2. India | 7,3% |
| 3. Brasile | 6,8% |
| 4. Corea del Sud | 4,8% |
| 5. Vietnam | 3,4% |
| 6. Germania | 3,2% |
| =9. Regno Unito | 3,1% |
| =9. Russia | 3,1% |
| =9. Italia | 3,1% |
| 10. Francia | 3,0% |
| 11. Romania | 2,5% |
| 12. Polonia | 2,4% |
| Altri | 47,3% |
L’aspetto più sorprendente della ricerca condotta da Sophos è l’assenza dalla classifica della Cina, recentemente finita nell’occhio del ciclone per le accuse di cybercrimine ricevute da alcuni paesi e da importanti colossi informatici come Google: il volume dello spam cinese crolla infatti dal 7,7% di un anno fa all’attuale 1,9%, equivalente al 15° posto. Tale dato, per certi versi contraddittorio, è in realtà perfettamente in linea con i risultati di un’altra ricerca recentemente pubblicata da Sophos sulla distribuzione geografica del malware, che confermano il trend complessivamente positivo della Cina in termini di inquinamento informatico.
"Paradossalmente, il dato più interessante non riguarda i paesi presenti in classifica ma proprio il ‘grande assente’: nonostante la pessima reputazione informatica che la Cina si è guadagnata negli ultimi mesi quale presunta base logistica di molti atti di cybercrimine a danno di società straniere e network governativi, le statistiche indicano chiaramente che il volume di spam via Pechino è in costante e rapida diminuzione”, è l’analisi di Cluley. “Purtroppo per un paese virtuoso ve ne sono molti altri dove il problema delle mail spazzatura sembra ancora non avere soluzione: Corea del Sud, Brasile, India e Stati Uniti, infatti, contribuiscono da soli ad oltre il 30% del volume mondiale”.
Cattive notizie anche per quanto riguarda l’Italia: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, infatti, la percentuale di messaggi spam cresce da 2,3% a 3,1%. Il nostro paese ‘guadagna’ così tre posizioni, attestandosi al secondo posto tra i paesi europei alle spalle della Germania.
Circa il 97% delle mail ricevute dai server aziendali è costituito da spam, il che comporta non solo un notevole fastidio ma anche enormi sprechi in termini di tempo e produttività. Utilizzate prevalentemente per pubblicizzare beni illeciti o contraffatti, come prodotti farmaceutici illegali, orologi di lusso falsi e finti diplomi, le junk mail provengono quasi totalmente dai cosiddetti computer zombie, ossia computer infettati tramite malware e controllati dagli hacker: è sufficiente cliccare su uno dei link solitamente inclusi nei messaggi spam per consegnare inconsapevolmente il proprio computer nelle mani dei cybercriminali.
I dati sulla distribuzione geografica dello spam a livello continentale vedono l’Asia ancora al primo posto, con oltre un terzo del volume mondiale, tallonata però dall’Europa che balza, poco onorevolmente, dal 23,6% del primo trimestre 2009 al 31,2% di oggi. Nonostante la presenza degli Stati Uniti, invece, l’America del Nord riduce di quasi tre punti la propria percentuale. Queste le cifre in dettaglio per il periodo gennaio-marzo:
| 1. Asia | 33,7% |
| 2. Europa | 31,2% |
| 3. America del Nord | 16,9% |
| 4. America del Sud | 14,7% |
| 5. Africa | 2,6% |
| Altro | 0,9% |
Sophos rinnova ancora una volta il proprio consiglio: l’unica soluzione per proteggersi dalla minaccia delle junk mail è utilizzare software anti-spam e anti-malware e aggiornare con regolarità il proprio antivirus. Le società dovrebbero inoltre impostare l’update automatico del sistema di protezione aziendale e difendere server email e web gateway con soluzioni multifunzionali in grado di contrastare spam e virus. Tuttavia, ricorda Cluley, “il fine ultimo dei messaggi spazzatura è di natura commerciale: di conseguenza, se nessuno acquistasse i prodotti che vengono reclamizzati in tali email, lo spam stesso non avrebbe più ragione di esistere”.
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